È vero, quando vai in Africa rientri in Italia con la voglia di ritornare.
Ed infatti sono stata in Namibia nel 2004 e oggi, nel 2008, torno con mio marito, in viaggio di nozze, questa volta in Sud Africa.
Lui non è mai stato in Africa e non ne era nemmeno attratto. Questo è stato il suo regalo per me. Ma al rientro, con mia gioia, già parlava del Mozambico come prossimo viaggio! Che dire!
In genere organizziamo da soli i nostri viaggi. Per un viaggio del genere servono tutte le informazioni possibili, quindi ci mettiamo a spulciare la rete e conosciamo, per caso, Andrea Sandri Boriani e la sua agenzia ACTION TRAVEL con sede a Phalaborwa (Kruger Park, South Africa). Lo contattiamo quasi per curiosità e da quel momento Andrea è diventato parte del nostro viaggio.
Prepariamo insieme a lui un progetto di viaggio che fa proprio al caso nostro, “organizzato” ma che ci lascia vivere il viaggio in autonomia, esattamente come noi avremmo voluto. Non avevamo scelta: la preparazione, l’esperienza, la cortesia e la pazienza di Andrea ci hanno subito conquistato e così abbiamo deciso: si parte con ACTION TRAVEL.
Ore 5:30, sveglia! Buongiorno moglie!
Mimmo già voglia di scherzare. E’ vero però, ci siamo sposati ieri e adesso con tutta la voglia di dormire che abbiamo, ci tocca alzarci e vestirci. Scendiamo nella hall dell’albergo di Capodochino dove abbiamo passato la nostra prima notte di nozze! Aspettiamo il taxi.
”Ma siete militari?” ci chiede il tassista. Chissà perché ha avuto questa impressione. In pochi minuti e dopo che il tassista ha ricordato a Mimmo che sposarsi è un errore, arriviamo all’aeroporto, check in e siamo sull’aereo, il primo. Ma non ricordo nulla, perché ho dormito tutto il tempo.
Arriviamo a Milano Malpensa alle 8:30 e di corsa siamo andati a mangiare qualcosa poiché il giorno prima, il giorno del nostro matrimonio, non abbiamo mangiato molto! Altra attesa e intorno alle 12:45 saliamo in aereo. Destinazione Abu Dhabi (Emirati Arabi).
L’aereo è molto bello, con interni di colori chiari. Eleganza e raffinatezza a morire. Una Diamant Class spettacolare e la Corall Class, dove siamo noi, bella. Ogni posto a sedere ha il proprio monitor, che ha immediatamente attirato la mia attenzione mentre Mimmo è tutto preso a guardare la tipologia di gente che sale.
Abu Dhabi è uno scalo internazionale per molte destinazioni.
Mimmo subito conosce due tipi di Aosta che vanno in Tailandia. Io invece mi appassiono al mio monitor, dove c’è la mappa, la telecamera posta sotto l’aereo che ti fa vedere tutto quello che accade fuori. Ci sono giochi e film oltre la Tv e la possibilità di telefonare con carta di credito. Per la mia gioia ho visto due film in lingua italiana e abbiamo bevuto almeno 8 bottiglie di vino bianco. Quindi eravamo belli allegri. Il volo, durato circa 7 ore è volato!
Arriviamo ad Abu Dhabi.
Mi aspettavo molto di più da questo aeroporto, sono rimasta delusa. Dopo il primo bagliore, grande scenografia, mi rendo conto che il posto è piccolo, ma Mimmo mi fa presente che questa è la parte del transito e noi non abbiamo possibilità di vedere tutto l’aeroporto. È come un grande centro commerciale. Ci sono negozi uno dietro l’altro e al centro sedie con persone che dormono, aspettano i loro voli. Qui le attese sono lunghe. I ragazzi di Aosta hanno solo un’ora di attesa, mentre l’amico Pakistano conosciuto a Milano ne ha 9! Noi circa sei ore.
Salutiamo i ragazzi e giriamo in tondo. Facciamo foto e filmini (poi ci accorgiamo che è vietato), mandiamo sms, vediamo curiosità. Il telefono ha campo e Paola mia sorella non risponde. Mangiamo un panino pieno di queste spezie e odori che disgustano. Bisogna aspettare le 2:20 per il prossimo aereo.
Resto a guardare per ore la gente, sono così stupita da quello che vedo. La diversità è davvero intensa qui: la gente appare così differente da me e dalle persone che normalmente vedo nella mia vita quotidiana. Ma poi mi rendo conto che come io osservo le persone, così le persone osservano me, perché giustamente, come loro appaiono diversi da me, così io appaio diversa da loro. Alla fine ho ritrovato nella nostra diversità una certa similitudine. È anche tardi e forse queste mie riflessioni sono solo il frutto della stanchezza!
Mimmo mi parla un po’ delle sue impressioni, mi dice che il posto non gli è piaciuto da subito, pensava che questo aeroporto somigliasse agli altri aeroporti arabi che ha visto, invece lo trova diverso, gli sembra soltanto dell’elegante consumismo. Dopodiché va a fumare una sigarette nelle aree fumatori, piene zeppe di fumo!!
La giornata comincia nell’aeroporto di Abu Dhabi dove per circa 6 ore abbiamo atteso l’aereo delle 2:20 della EY che finalmente è partito. Il viaggio è stato pessimo, pieno di cinesi, vietnamiti o quanto di simile. Ci sono anche 2 milanesi che stavano andando in Sud Africa per comprare il marmo.
L’aeroporto di J’burg è bellissimo quanto grande. Arriviamo alle 8:45 e fino alle 11:10 giriamo e camminiamo tanto. Cambiamo i soldi, il tasso è buono ma scopriamo che a Cape Town sarà migliore. Mangiamo un panino, ottimo; un Muffin Triple Cioccolate, squisito; due cappuccini, bevibili. Un paio di sigarette per Mimmo e andiamo a fare il check in, destinazione Cape Town.
Il peso delle valige è superiore al limite consentito dalla compagnia South African (diversamente dalla EY che aveva limiti più tolleranti): solo 8 Kg. Ma dopo casini vari, apertura valigie per passare la roba da una all’altra, tentativo inutile perché il peso è sempre superiore, riusciamo comunque a passare perché Mimmo intuisce che il tipo sta facendo storie perché vuole denaro e così con 5 € le valige passano.
Fatto ciò, meravigliati da quanto successo, ci ritroviamo a fare due chiacchiere con una signora francese che ha la figlia che vive in Mozambico che lavora per associazioni umanitarie. In breve ci ritroviamo sull’aereo.
La prima ora dormiamo, la seconda chiacchieriamo con un tipo di Cape Town, uno psicologo che ci da indicazioni: dove mangiare, cosa vedere, ecc. Siccome lavora in giro per il mondo, gli ho chiesto quale è, secondo lui, il problema più comune che ha riscontrato nelle persone. Risponde: le relazioni interpersonali perché c’è molta insicurezza. Insomma, gira gira, sempre la solita storia.
Atterriamo. E sorpresa delle sorprese, arrivano anche le valige! Il fato ci ha graziato il viaggio di nozze! (non so quante volte le valige non ci sono arrivate, per questo dico che il fato è stato benevolo questa volta). Che gioia!
Usciamo dall’aeroporto, circa un’ora per prendere l’auto e il navigatore. Mi metto anche io come secondo pilota ma alla fine non guiderò neanche un giorno a Cape Town. Il navigatore, in lingua inglese.
La carta di credito di Mimmo comincia a volare. È bene, come scopriremo, portare almeno 2 carte. Il navigatore ci porta in albergo; alle 16:00 stiamo prendendo la camera. Anche qui vogliono la carta di credito per una cauzione che poi ci restituiranno, anche se l’albergo è tutto pagato. Il parcheggio auto ovviamente si paga a parte.
Arriviamo in camera ma notiamo che il letto non è matrimoniale. In viaggio di nozze chiediamo una camera con letto a due piazze! E se possibile anche fumatori! Riscendiamo in hall e soddisfatti di una sola delle richieste (fumatori non è possibile) andiamo a finire al 6° piano, camera 6003. Una piccola suite con tanto di divanetto, tavolino, letto, tv, frigo bar e balconcino. Diciamo molto carina.
Lasciamo le valigie a terra, sono talmente stanca che non riesco a ragionare. In pochi secondi la mia valigia diventa deposito. Perché c’è confusione nella mia testa! Bè dopo un viaggio del genere, ci credo! Decido quindi di buttarmi sotto la doccia. Meravigliosa, una sensazione unica, tipica di doccia quando ti senti veramente sporca!!!
Dopo tutto ciò scendiamo in esplorazione: Waterfront, centro commerciale raggiungibile a piedi dall’albergo. Qui entriamo in un supermercato e compriamo alcune cose. Lasciamo la spesa in hotel e riscendiamo.
Mimmo fa amicizia con i ragazzi che lavorano li, tutti rigorosamente neri. Decidiamo di andare a mangiare in un ristorante chiamato “Marco’s African Place” (indirizzo: 15 Rose Lane, Bo-Kaap). Raggiungiamo il posto in taxi, come ci consigliano. Dicono che è meglio evitare di guidare la notte con la nostra auto perché non conosciamo le strade e a piedi non è il caso sebbene siamo vicini al centro. Effettivamente a piedi era un po’ una cazzata, perché qui le distanze sembrano piccole, invece le strade sono molto grandi.
Da Marco’s troviamo una bella compagnia di neri che suonavano con jambè, tamburi e batteria, e cantavano, davvero bravi e simpatici; ho anche ballato con loro e gli altri turisti che erano lì. Ho mangiato carne, peccato che era coperta da una crema ai funghi poco carina mentre Mimmo ha preso del pesce veramente buono! Il tutto accompagnato da vino rosso del posto. Il posto è carino, davvero accogliente, ha un bar, una sala e un soppalco.
Partiamo per il giro della penisola, direzione Cape Point, intorno alle 12:00 (avevamo tentato una prenotazione per Robben Island ma era FULL). Torneremo stasera verso le 20:00 per vedere se qualcuno ha rinunciato.
Proseguiamo per il giro della penisola. All'inizio ci perdiamo, un po’ di tarantelle perché alla guida a destra ti devi un attimo abituare e poi il tom tom è in inglese. Ma poi ci mettiamo sulla strada giusta che è davvero bella. Incontriamo una casa sola che vende solo olio e olive (la fame è tanta, compriamo un vasetto) e chiediamo informazioni: è la Wine Route.
Arriviamo a Kommetjie e ci fermiamo per riposarci un po’ in un piccolo angolo di paradiso chiamato “Village Place”. Mangiamo qualcosa. Qui la loro birra “Savana” è buona ma poco alcolica. Mangiamo molto bene ma soprattutto una eccezionale, esagerata, gustosa torta al cioccolato accompagnata da un amaro locale. Il posto è così tanto carino e tranquillo che la sosta è prolungata. C’è un area di pace eterna.
Ripartiamo, diretti a Cape Point. Saliamo per le montagne (una veduta spettacolare) e poi scendiamo. Arriviamo al Parco di Buona Speranza, paghiamo ed entriamo. Per salire sul faro c’è la funicolare. Il capo è spettacolare, si può salire ancora più alto, ma a piedi. Si vede tutta la penisola. Alle ore 18:00 usciamo dal parco e incontriamo scimmie per strada.
Ritorniamo stanchissimi e decidiamo di andare al Waterfront a prendere qualcosa da mangiare di già pronto.
Sveglia alle ore 8:00. Siamo andati a vedere se era possibile per Robben Island, ma niente da fare. Avremmo la possibilità di andare ma dovremmo cedere al “ricatto” fatto dal tipo dell’albergo. Lui dice che con 10 € a testa in più potrebbe trovarci il biglietto. Sarà pure poco ma non mi piacciono tanto queste sottili forme di ricatto.
La giornata è buona decidiamo quindi in alternativa di andare sulla Table Mountain, ma prima facciamo un giro al mercato (GreenMarket) nel centro della città di Cape Town. Solito mercatino per turisti dove appena ti avvicini ti assalgono. E questo proprio non mi piace. Comunque riusciamo a comprare qualcosa.
Lasciamo il mercatino ci fermiamo in un bar con i tavolini fuori, piuttosto vicino al mercatino. Li, dopo due secondi, si ferma un cantante che sembra Pino (un mio amico eritreo di Salerno). La sua voce è davvero particolare e tutti ne restano affascinati, anche un gruppo di studenti del posto che si ferma proprio per ascoltarlo. Ma l’artista di strada è coinvolgente e dopo poco assistiamo ad una eccezionale esibizione del cantante e della scolaresca che insieme cominciano a cantare e ballare.
Dopo due cornetti appena fatti e due caffè andiamo a prendere l’auto. Direzione Table Mountain, le indicazioni sono facili. Arriviamo al parcheggio ma è molto lontano dalla funicolare, così decidiamo di arrivare in auto fin sopra e scopriamo che ci sono i parcheggi abusivi sul ciglio della strada proprio sotto la funicolare. Ovviamente c’è anche il parcheggiatore abusivo che però onestamente ci avvisa che “non è un parcheggio, ma se vogliamo dargli qualcosa ben venga”. Tutto con un gran sorriso e tanta gentilezza.
Saliamo in funivia, bellissimo, il pavimento della funivia gira su se stesso durante la salita. Arrivati su, giro sulla montagna, proprio piatta come il suo nome.
Lo spettacolo che si vede da qui è davvero mozzafiato! Poi riscendiamo.
Abbiamo ancora tempo. Partiamo per Hermanus: due ore per arrivare. Andiamo comunque. Arriviamo al punto di avvistamento balene, ci fermiamo un po’ lì, si sta bene, c’è un po’ di vento ma è bello vedere in lontananza le balene che sbuffano acqua e ogni tanto salgono fuori dal mare.
Arriviamo in albergo e andiamo a mangiare a Ocean Blu fuori Cape Town, sul lungomare, ma è sera, non vedo molto. C’è un vento esagerato. Quante risate ci siamo fatti qui, non sapevo come bere il rhum che ci hanno portato, ma in realtà ero già bella brilla per il vino!!
Torniamo con il taxi ma prima siamo andati nella strada principale di Cape Town piena di localini e barettini, la famosa e chiacchierata Longstrett.
Sveglia alle ore 9:00 (quasi costretti per usufruire della enorme colazione) ci vestiamo e scendiamo giù a deliziarla. Stiamo mangiando veramente tanto.
Prendiamo la macchina e facciamo un grande giro per le strade di Cape Town che ormai ci risultano familiari. Cerchiamo una lavanderia a gettoni, ma troviamo soltanto quelle normali che però sono piene e non possono farci i vestiti per il giorno dopo, ovviamente noi arriviamo sempre all’ultimo momento.
Parcheggiamo l’auto a Tribunal Square e facciamo un giro a piedi. Ma prima ci fermiamo da “Calamari Express”! Che figata! E sono anche buoni, un bel vassoio take-away di calamari e patatine fritte!
Dopo di ciò andiamo di nuovo al mercatino del giorno prima, al GreenMarket. Quando arriviamo lì alcuni venditori riconoscono Mimmo che il giorno precedente aveva fatto show e così cominciano a chiamarlo, chi di qua, chi di là. Chiacchieriamo e alla fine compriamo le statuine che Mimmo tanto voleva!
Decidiamo di andare a vedere un museo di cui ho letto sulla guida, mi affascina il fatto che è un castello. Ci incamminiamo, il vento è forte. Quando chiediamo del “castello”, la gente non mi capisce poi mi rendo conto che è solo una questione di pronuncia! Chiediamo ad un poliziotto, il quale fatica a capirci e alla fine ride della mia pronuncia spiegandomi la corretta; ma mentre lui fa il saputello, una pratica signora nera che sta passando di lì, si inserisce a volo nella discussione e ci indica il percorso più breve. Fantastica! Alla faccia del poliziotto precisino!
Dopo mezz’ora di cammino, con una condizione climatica indescrivibile a causa del fortissimo vento, arriviamo al castello. Entriamo. Che pacco!! Il castello pacco!! Non c’è niente, solo la struttura del fortino. Il museo consiste proprio nella fortino. È desolante. Il percorso è poco identificato, le stanze sono chiuse e quelle aperte vuote. Ce ne andiamo delusi e infreddoliti.
Camminiamo tantissimo, devo fare pipì e la trattengo per ore, fin quando non troviamo un bar (NINO’S) dove ripararci e prendere una torta al cioccolato per me.
Muniti di coraggio, usciamo dal locale e ci imbattiamo nel vento. È talmente forte che quando arrivi ai semafori oppure agli incroci, insomma quando devi fermarti rischi di volare via! Ma ad essere sincera, è stato divertentissimo!! Arriviamo al parcheggio e prendiamo l’auto. Finalmente al riparo dal vento.
La sera sempre con il taxi, andiamo al NELSON’S EYE very special steak, consigliato dal tipo sull’aereo, lo psicologo. E adesso lo consiglio anche io a tutti!
Address: 9 Hof Street, Garden, Cape Town. Abbiamo mangiato un filetto buonissimo! Non ho parole!! Il tutto accompagnato da uno splendido vino rosso: LE BONHEUR Cabernet Sauvignon of origin SIMONSBERG – Stellenbosch. WINE of SOUTH AFRICA, 2004.
È un posto abbastanza turistico, ci sono i bianchi, ma vale la pena venire a mangiare la carne!
Oggi è l’ultimo giorno a Cape Town.
Colazione alle ore 8:45, alle 10:00 andiamo via. Lasciamo i nostri bagagli in hotel dai nostri amici parcheggiatori e andiamo in giro, al Waterfront. Scopriamo che è molto più grande di quanto pensavamo, c’è sia una parte al coperto chiusa, sia una parte scoperta.
Giriamo tanto fino ad arrivare vicino all’oceano verde-azzurro, un po’ sporco, a dire la verità. C’erano dei pesci che nuotavano e saltavano. Ci fermiamo un po’ li, sotto il sole, sul prato verde e con l’azzurro mare di fronte. Si sta bene. Rientriamo, giriamo ancora, ci sono tanti negozi lussuosi, grandi marche.
Usciamo e scopriamo che sta per cominciare uno spettacolo di ballerine Malaya. Lì, sotto il caldissimo sole Sud Africano, conosciamo Susan, una bella donna nera nata in Zambia ma che vive in Europa. Chiacchieriamo con lei, la mattinata è davvero splendida. Mi sento così a mio agio, e vedo anche Mimmo che gira e chiacchiera con tutti. E pensare che non sa parlare inglese! È incredibile questo ragazzo, la sua capacità di comunicare supera anche il problema del linguaggio!
All’improvviso arrivano dei ragazzi vestiti con abiti tipici delle popolazioni indigene e cominciano il loro spettacolo fatto di musica (tamburi), voci e danza. Davvero affascinante.
Dopo un po’ cominciano le ballerine ma noi andiamo via, lo spettacolo non è granché. Ci fermiamo a prendere del caffè e la solita fettina di torta per me. Si è fatto orario di andare via, torniamo in albergo, prendiamo le valige, salutiamo tutti e andiamo in aeroporto.
Check out per l’auto e per il navigatore. Tutto liscio, l’aeroporto di Cape Town è facile da gestire, abbiamo subito trovato dove lasciare l’auto e anche chi un aiuto per portare le valige: il “porter” che altro non è un uomo con la maglietta arancione con dietro scritto “porter”. Ovviamente in cambio di qualche soldo.
Intanto ci prendiamo un panino, quanto abbiamo mangiato a Cape Town, ma abbiamo fatto bene perché da questo momento in poi io personalmente non ho mangiato più bene (tranne a Phalaborwa) fino a stare a digiuno.
Si parte, ore 17:45. Arriviamo a J’burg alle 19:45, ritiriamo i bagagli e andiamo al First Car Rental. Qui è diverso, gli sguardi delle persone che si incontrano sono ben diversi da quelli di Cape Town. In più piove da far paura (ogni volta che siamo stati a J’burg pioveva) e l’unica fortuna è che Juan, l’uomo che ci sbrigherà le pratiche per l’auto è di Cape Town, molto più familiare per noi. Ci indica anche dove poter noleggiare un navigatore perché lui li ha finiti.
Arrivati al negozio dove poter affittare il navigatore cominciano le tarantelle. Sono giorni che utilizziamo la carta di credito per le cauzioni e adesso risulta esaurita perché ancora non hanno riaccreditato quanto dovevano. Ma la cosa buffa è che la società che ci ha affittato il navigatore a Cape Town è la stessa di qui a J’burg!
Abbiamo provato a chiedere di usare la garanzia data alla filiale di Cape Town, siamo le stesse persone con la stessa carta, ma stupidamente rispondono che non si può fare.
Alla scena assiste una guida di origine spagnola, e quindi si parla anche spagnolo, la lingua preferita da Mimmo. Ci fa tante raccomandazioni sulla città di J’burg, sulla delinquenza, l’attuale governo, ecc. Inoltre ci fa capire che all’esterno dell’aeroporto non c’è niente e che per raggiungere l’hotel ci saranno delle difficoltà (con la nostra auto e da soli). Ci ha detto dove si trova lo stazionamento dei shuttle che portano all’hotel, mal che vada ci mettiamo dietro uno di loro che va al nostro hotel; ci fa anche un disegno della strada da fare.
Alla fine dopo una bella chiacchierata di circa un’ora, non riusciamo ad avere il navigatore, telefoniamo ad Andrea che ci rassicura dicendo che la strada per arrivare da lui non è difficile, intanto ci manda un fax all’albergo con il percorso scritto. Entriamo in auto con la mappa disegnata dalla guida spagnola e ci avventuriamo, con il buio e la pioggia, nelle strade periferiche dell’aeroporto, soli.
È desolante e deprimente, non si vede niente, non ci sono indicazioni, il ponte e l’albergo indicati dallo spagnolo non si vedono, non c’è nessuno a cui chiedere. Sembra di stare, secondo Mimmo, sotto le baracche di San Giovanni a Teduccio. Trovare questo albergo sembra come cercare un ago nel pagliaio.
Sbagliamo diverse volte la strada, torniamo indietro, rischiamo un incidente faccia faccia con un’altra auto (per via della guida a destra ci mettiamo sulla corsia sbagliata, ma non si vede niente con questa pioggia!). All’improvviso, miracolosamente Mimmo vede il ponte! Così riprendiamo a seguire la mappa dello spagnolo e arriviamo in questo immenso ed elegante hotel.
Appena entro, faccio il check in e subito arriva una telefonata per noi! È Marta! Che bello entrare in un albergo in Sud Africa e la tipa della reception ti chiama per passarti una telefonata!! Marta mi rassicura sul viaggio in auto da fare il giorno dopo e mi invia il fax. In camera troviamo una bella bottiglia di spumante di benvenuto (che non abbiamo bevuto, ma l’abbiamo portata con noi; questa sarà poi la bottiglia che apriremo durante l’ultimo safari nella riserva privata con i nostri amici di safari!).
Dopo la doccia, scendiamo di nuovo per cenare, sono le 22:30, si perché tutto il casino auto/navigatore/ricerca hotel ci è costato due ore e mezza circa! Il ristorante all’interno dell’albergo sembra un pub, mi piace molto e si possono mangiare panini hamburger e patatine! Si chiama: Montego Spur.
Ci accoglie un ragazzetto che si chiama Fortune!!
Nel frattempo notiamo che nella piscina che si trova fuori ci sono 4 uccelli molto strani, ma davvero strani!
Sveglia semi presto, mi sembra alle ore 8:00. Saltiamo giù dal letto e andiamo a fare colazione, ma non era granché! I cornetti sono in realtà burro a forma di cornetto!
Direzione Phalaborwa attraverso la Panorama Route, una strada ricca di cose da vedere.
Si parte in auto, senza navigatore, ed è un po’ difficile trovare la N12. Quindi pensiamo di tornare in aeroporto, forse lì le indicazioni sono più facili. Ma all’aeroporto ci ferma un poliziotto scemo che fa lo stronzo e ci fa perdere del tempo. Dice che la patente di Mimmo non è internazionale ed è vero ma in Sud Africa non è necessaria! Dopo un po’ di disperazione telefoniamo Andrea e passiamo il telefono al poliziotto; non so cosa Andrea gli abbia detto ma è stato risolutivo infatti il poliziotto ci lascia andare via. Facciamo circa 500 Km ma la strada è davvero spettacolare!!
Arriviamo come prima tappa a Pilgrim’s Rest. È un paese di minatori, cercatori di oro. Oggi un piccolo museo che io non ho capito per niente. Mi ricordo solo il mercatino e la gente che ti viene addosso chiedendoti di tutto! Così non mi piace! Diamo mance a tutti, che rottura questo fatto! Ti assalgono!
In tutto questo, sul lato sinistro ci sono due bambini che fanno gli spaventapasseri con delle tute per attirare l’attenzione dei turisti, infilando anche la testa dentro la tuta e le braccia dritte sostenute da una mazza di legno. Sono davvero simpatici! E davvero sembrano spaventapasseri. Hanno uno sguardo allegro, ma per Mimmo in fondo non era così! Così decide di avvicinarsi e gli da delle monete, spiegando che è per tutti e due. I bimbi sorridendo, salutano Mimmo e gli dicono qualcosa che però lui non capisce.
Nel frattempo trovo il posto dove mangiare il panckes tipico di qui e ci fermiamo. Buono, ottimo! Mimmo lo prende con la trota, io con il pollo. Due birre e si parte per il mercatino. Comincia lo show.
Mentre cerco di comprare qualche regalino, Mimmo pensa a socializzare con le donne delle bancarelle che subito si prestano allo scherzo! Ci divertiamo molto insieme a loro e compro anche un sacco di cose! Le uniche parole che queste donne conoscono sono “papa e mami” e hanno tutte carta e penna per scrivere i prezzi. Tra le varie cose, compriamo delle cucchiaielle che Mimmo prova sul culo di Lucia, ultima bancarella! Alla fine del coinvolgimento delle donne delle bancarelle negli scherzi di Mimmo, riprendiamo il viaggio.
La nostra meta è sempre Phalaborwa.
Incontriamo delle nuvole bassissime!! Non si vede niente, siamo molto in alto, su delle montagne caratteristiche. Vorremmo fermarci ad un punto di osservazione chiamato GOD’S WIDOW ma ci sono troppe nuvole, credo che se anche arrivassimo in fondo non potremmo vedere il panorama, quindi chiedo a Mimmo di tornare indietro anche perché la strada mi fa paura poiché, oltre le nuvole che non ti fanno vedere, tira un forte vento e noi siamo proprio in alto!
Quindi ci rimettiamo in strada verso Phalaborwa, una strada infinita, buona, rettilinea che ti invita ad accelerare. I limiti sono di circa 100 Km/h ma anche altri automobilisti corrono di più così anche noi alziamo il passo. Del resto continuando così non arriviamo in tempo a Phalaborwa (in tempo nel senso di “con la luce” e non con il buio, guidare di sera non è consigliato per via degli animali che potresti trovare sulla strada, visto che stiamo entrando nella zona parchi). Ma ci ferma la polizia! Qui c’è l’usanza che le auto in corsia opposta alla tua, ti lampeggiano per avvisarti che c’è la polizia in strada. Ma noi non lo sapevamo e così, nonostante gli avvisi, la polizia ci ferma. Eccesso di velocità!
La multa è di 1000 rand (circa 80 €). Ci offriamo per pagarla subito, ma loro non vogliono prendere i 1000 rand, accettano volentieri 10 € a testa annullando la multa!
Ma che storia!
Finalmente arriviamo a Phalaborwa, al Hans Merensky Golf. Ad accoglierci ci sono le scimmiette che camminano lungo i lodge. C’è un esagerato campo di golf che guarda sul Kruger e una infinità di verde e di uccelli. Doccia e andiamo all’appuntamento con Andrea, che ci viene a prendere per andare a cena da loro.
Marta ci accoglie con tanto calore, come se ci conoscessimo da una vita!! Hanno una casa bella davvero, che funge anche da sede di lavoro. Ad aspettarci c’è anche il cane Tobia e la cuoca (giovane donna nera, carina e gentile) Kate. Compagnia deliziosa ed elegante. Per cena troviamo la pasta con sugo di carne di kudu. Ottima!! Serata splendida. Alle ore 01:30 Andrea ci riaccompagna al lodge, dove abbiamo organizzato un safari autoguidato al Kruger per il giorno dopo.
Giornata al Kruger.
Sveglia alle ore 7:30, colazione e partenza per il Gate di Phalaborwa (ingresso al parco).
Nessuno si aspettava un inizio estate africana così caldo. Ci sono 32° gradi e l’abbigliamento da safari non permette del tutto di scoprirti. Entriamo nell’emozionante kruger Park!!
Ci dirigiamo per circa 100 Km verso Letaba. Velocità consentita 50 Km/h sulla strada principale asfaltata mentre sulle sterrate 20 Km/h. Per circa 10 km vediamo solo impala e gazzelle varie, il panorama è molto arido, il bush è secco!
A circa 40 km cominciamo vedere qualcuno dei BIG FIVE! I primi sono gli elefanti, enormi bestie! Sempre in gruppo, sempre con un piccolino fra di loro. Sono vicinissimi a noi. A me queste situazioni piacciono tanto, questa parte del viaggio è quella più desiderata da me, ma quando poi sono faccia a faccia con un elefante, ne ho paura. Fa parte del gioco! È adrenalina!
Gli elefanti sono così vicini a noi, sulla strada, che dobbiamo anche fare marcia indietro, piano piano. Quando si avvista qualche animale, tutte le auto si fermano per guardare, quindi siamo sempre in tanti fermi, ed è così bello questo fatto! Sono uno spettacolo! Enormi ma allo stesso tempo dolci!
Camminiamo camminiamo, incontriamo un folto gruppo di impala e all’orizzonte notiamo le enormi e lunghe giraffe che mangiano tra gli alberi e che con il loro sguardo ti fanno tanta tenerezza, si mettono proprio in posa per le foto (questa è l’impressione).
Dopo circa 2 ore di cammino, troviamo finalmente una enorme pozza d’acqua che accoglie una mandria di bufali! Belli, padroni della strada dove sono, tanti, neri. Mimmo li riprende dall’auto ma poi insiste per voler scendere dall’auto, e appena mette piedi a terra, i bufali percepiscono la sua presenza e si alzano, si agitano, restano vigili. Li abbiamo disturbati.
Arrivati a Letaba verso le 10:30 ci facciamo fare 2 panini da portare e compriamo un po’ di acqua. Aspettiamo i panini per 10 minuti seduti davanti ad uno spettacolo maestoso, arido ma ricco, schiacciante come lo è la natura elle sue forme più pure. Da qui si vede una valle del Kruger arida con allo sfondo la frontiera del Mozambico. L’aria è terribilmente pulita. Ci accompagnano splendidi uccellini colorati che cantano all’impazzata!
Pronti i panini ci rimettiamo in viaggio per Olifant. Sono circa 150 km da qui per cui visto l’orario (10:50 circa) pensiamo di arrivare lì per pranzo. Finalmente mi metto alla guida anche se non ho il permesso. A Cape Town abbiamo messo il secondo guidatore ma alla fine non ho mai guidato! Qui, a J’burg, non lo abbiamo fatto (visto che a Cape town non ho guidato) ed invece scopro che guidare è più fattibile e quindi mi viene voglia! Così io guido e Mimmo fa il cameraman. Seduto sul finestrino della portiera dell’auto, riprende tutto quello che vede.
Fa molto caldo, un caldo mostruoso, ci sono moscerini ovunque, ma per fortuna non ci sono zanzare. Decidiamo di lasciare la strada asfaltata e percorriamo circa 60 Km di strada sterrata a 20 km/h..
Qui ci immergiamo in un safari fai da te davvero emozionante, ma per tutto il tempo speriamo di non forare, sarebbe pericolosissimo cambiare la ruota con probabili big animals a fianco. Per fortuna va tutto bene, arriviamo a delle pozze dove ci sono giraffe, elefanti, antilopi, zebre (come sono belle le zebre tutte insieme!), ecc. Sono così vicine che potremmo toccarle con mano.
Arriviamo ad Olifant intorno alle ore 12:26. È urgente il bagno. Infatti appena entriamo Mimmo chiede del bagno, gli indicano quello della security, e si lancia! Lori invece va nel bagno pubblico. Giriamo un po’ nell’Olifant Camp, che come gli altri “campeggi” interni al Kruger, costa un po’ in più e offrono di meno rispetto alle strutture all’esterno del parco. Troviamo un’area pic-nic per visitatori, dove mangiamo e beviamo ma facciamo il grande errore di dimenticare di comprare l’acqua per il proseguimento! C’è esposta la cartina del Kruger: sono indicate le strade dove c’è più possibilità di incontrare i leoni. La nostra fissa sono i leoni, anche se più tardi scopro che mi sono emozionata di più davanti al rinoceronte! Bisogna scendere verso Orpen ma è necessario passare per Satara. Chiediamo ad un ranger i tempi di percorrenza, facciamo due calcoli, per arrivare ad Orpen ci vogliono circa 3 ore. Si può fare uscendo però poi dal parco e tornando a Phalaborwa per fuori.
Ripartiamo, il caldo è soffocante, Mimmo ricomincia a riprendere e stando sotto al sole, si abbronza! Attraversiamo un ponte dove c’è possibilità di scendere dall’auto e lo facciamo, siamo in tanti, tante auto si fermano lì, tutti scendono un po’, per sdraiare un po’ le gambe! Dal ponte si vedono elefanti, zebre, rinoceronti e in lontananza le giraffe. Il tempo scorre, decidiamo di ripartire, non vogliamo certo rimanere chiusi nel Kruger!
Ci immergiamo in un percorso che è over street che è qualcosa di meraviglioso! Questo parco è immenso!
Siccome non piove da 8 mesi la siccità è presente ovunque, anche se ogni tanto incontriamo alberelli giovani completamente verdi, ma di un verde vivo! Molto interessanti sono gli alberi spezzati dal passaggio degli elefanti, è incredibile! Li spezzano come noi possiamo spezzare gli stuzzicadenti, e secondo me non si fanno neanche male, vista la pelle dura che hanno. Alcuni alberi poi, poverini, vengono proprio sradicati al passaggio degli elefanti. Li ritroviamo stesi a terra, integri, con le radici fuori dal terreno. E poi c’è il bush, questi cespugli grigi, secchi, ramoscelli secchi secchi, che riempiono tutto il parco! Sono di media altezza e creano un gioco di colori unico, perché abbinato al colore della terra che va dal rosso al grigio, creano un’atmosfera che è difficile da descrivere, esce fuori un colore caldo e diffuso, che sembra stare anche nell’aria.
Poi abbiamo visto una specie di alberi ma piccolissimi, anzi non credo siano alberi, ma per descriverli va bene dire che sembrano alberi in miniatura! Piccoli e bassi, ma ce ne sono tantissimi! Immersi tra foglie secche e tronchi, spuntano i termitai, enormi case di termiti. La cosa passerebbe quasi inosservata se se questi termitai non fossero alti anche 5 metri!
Facciamo un po’ di strada e vediamo delle macchine ferme. Ci fermiamo anche noi e scrutiamo la zona finché non vediamo anche noi “qualcuno”. E questa volta c’è il leone!
Mimmo è fuori dal finestrino, anzi, con il culo sulla portiera e il busto fuori per riprendere. All’inizio non abbiamo capito che era il leone, ma appena lo vedo, lì, lontano, sotto un alberello che sembrava fatto su misura per lui, seduto con il capo alto che guardava avanti a sé, con calma anche se il cuore andava già a mille, chiamo lentamente Mimmo, lo afferro per il pantalone e sempre con calma gli dico di rientrare immediatamente dentro, senza allarmarlo per non creare agitazione e infastidire il leone. Lui fa come gli dico e una volta giù in auto, gli dico: “lì, dietro le tue spalle, c’è un leone!”.
Cavoli, cominciamo una ripresa infinita e mille foto. Le auto aumentano al punto tale non trovo una postazione giusta per vedere il leone fino a quando la tipa davanti a me, capisce e si sposta con l’auto un po’ più avanti. Questi gesti di gentilezza fatti così per puro altruismo mi commuovono, ed in quel momento ero sconvolta dai sentimenti, tra la gentilezza di questa auto (gente che non ho neanche visto bene in volto e che non rivedrò più) e il leone seduto a poco da noi che ci guardava.
Che momento!
Prendiamo anche il binocolo per guardarlo, binocolo 5 € dai cinesi che però fa il suo dovere. Fa caldo, il respiro del leone è affannato, tanto. Ci sono secondo noi circa 35° e un sole spaccapietre. Anche l’ombra di quel piccolo albero deve essere calda. Restiamo lì un sacco di tempo. Piano piano ripartiamo, cerchiamo di fare poco rumore.
Poco prima di arrivare a Satara alle ore 14:55 incontriamo le solite auto ferme. Ci fermiamo anche noi, si tratta di un bufalo morto a terra, si vede il buco con il sangue rosso che fuoriesce sulla schiena. Qualche passo distante, sotto un alberello, la leonessa, seduta con la testa dritta.
Ci hanno detto poi che quando una leonessa ammazza la sua preda, poiché non riesce a mangiarsela tutta subito, resta di guardia accanto alla sua vittima anche diversi giorni, fin quando non ha finito il suo pranzo. E quindi lei probabilmente è lì di guardia. Ad una certa distanza dal bufalo morto, elefanti ed altri animali, chissà se sono lì per caso. Vediamo una bella scena dell’elefante che con la proboscide allontana degli uccelli.
È davvero un’emozione indescrivibile stare a qualche metro da tutto ciò e dire che abbiamo avuto culo a beccare con il primo giro tutti questi animali. C’è gente che trascorre molto tempo senza avvistare nulla.
Ripartiamo e alle ore 15:10 siamo a Satara, direi finalmente perché non abbiamo acqua e la sete è infinita! Ci catapultiamo subito al market per acquistare qualunque cosa di liquido e freddo: acqua, te, succo, e anche un pacco di biscotti. Beviamo come due cammelli e ci rechiamo in bagno per una rinfrescata. 10 minuti di relax immersi tra tanti tipi di uccelli e ripartiamo per il gate di Orpen.
Ad Orpen usciamo, con tristezza, dall’indimenticabile Kruger. Alla porta ci chiedono i ticket, che all’inizio non trovo ma poi scavando a fondo in borsa saltano fuori, meno male!! A questo punto Mimmo si mette alla guida anche se distrutto per fare altri 150 Km per fortuna alla normale velocità per arrivare a Phalaborwa, dove ci aspettano i nostri amici Marta e Andrea.
Arriviamo intorno alle 18:30, ennesimo controllo di polizia (ormai siamo abituati) quindi doccia e cena al lodge dove ci raggiungono Marta e Andrea per mangiare insieme una pizza.
Sveglia ore 8:00. Colazione, vestiti appena, ancora con gli occhi pieni di sonno, giro nell’HENS MERSNSKY. Stamattina andiamo a casa di Andrea, con il tom tom prestato da Andrea stesso. A casa sua c’è proprio un bel ambiente, tranquillità, tanta luce in casa, il giardiniere fuori, la cuoca in cucina, il cane che passeggia, poi c’è l’ufficio di Marta dove sono anche Bongani e Steeve. A pranzo abbiamo mangiato un piatto di pasta ed una coppa di macedonia. È stata una mattina molto molto piacevole! Mi sento completamente a mio agio, al punto che Marta se ne accorge e ne è contenta!
Alle ore 15:00 andiamo via con Andrea per fare una crociera sul fiume Olifants fino alle ore 18:00. Dopo un lungo cammino in auto, un percorso che da soli non avremmo mai trovato, arriviamo ad un piccolo improvvisato molo dove ci sono delle scale di legno rotte, mi dice Andrea che deve essere stato il passaggio di qualche elefante ad averle ridotte così. Infatti elefanti lì ce ne sono e come, al ritorno, con il buio, ne abbiamo incontrati alcuni sulla strada del ritorno, appena fuori dal piccolo molo.
Saliamo in barca, con noi altre 6/7 persone, tra cui un’americana che ha partecipato alla creazione di photoshop con una fantastica macchina fotografica (chiamarla così è riduttivo). Le ho chiesto le foto, ma giustamente mi risponde che è per lavoro.
La crociera fa il giro del fiume finché può poi gira e torna indietro. Questo è il tratto con più acqua. Il resto è un po’ secco. Osserviamo e fotografiamo tutti gli animali che vediamo, che ci guardano dalla riva. Quando costeggiamo la riva, li vediamo proprio da vicino, è capitato con elefanti e giraffe!
Intanto chiacchiero tutto il tempo con Andrea, è stato molto piacevole! Al ritorno, dopo il rallentamento dovuto agli elefanti incontrati su strada, abbiamo aspettato che passassero, Andrea ci riaccompagna in Lodge. Lì facciamo una doccia e poi Andrea torna riprenderci.
Di nuovo a cena da loro. Questa volta carne alla brace, non so quale carne, non ricordo.
Sveglia ore 8:00! Colazione, valige, lasciamo la stanza.
Imbocchiamo la R40 e arriviamo allo SHIDULI non molto distante da Phalaborwa, nella Riserva Privata Edeni. Arriviamo alle ore 11:00. Mi innervosisco un po’, perché ogni volta che ci spostiamo dobbiamo sempre veder quale strada prendere, capire se è la giusta, cartine e mappe alla mano, con il rischio di perderci e qui le distanze sono notevoli quindi un errore di strada comporta anche molto tempo.
Arriviamo per fortuna senza problemi. Allo Shiduli ci accolgono con del te, ci prendono le valige in mezzo a tanti sorrisi e ci accompagnano alla camera. Ci accompagnano in stanza e troviamo il letto a baldacchino ma ci sono due problemi! Anzi tre. Dei primi due ci accorgiamo subito: non c’è la TV e non c’è la doccia.
Ma come due stupidi non chiediamo il cambio stanza (praticamente lo Shiduli è vuoto, come scopriremo il giorno sono occupate soltanto quattro stanze). Il terzo problema lo scopriremo la sera: c’è un fortissimo rumore di rane che viene dalla piscina poco distante! Per ovviare a questo problema ascoltiamo mp3 con il mio telefonino!
Gli orari sono: 5:30 safari; 9:00 colazione, 14:00 pranzo, 16:00 safari; 20:30 cena. Non so perché ma siamo stanchi, e prendiamo la sana e motivata decisione di dormire un po’!
Alle 13:40 sveglio Mimmo, per andare a pranzo. Andiamo al ristorante dello Shiduli, qualche foto qua e là, qualche facocero nel prato. All’improvviso spunta Andrea! Che bella sorpresa! Come sono contenta! Andrea pranza con noi e stiamo insieme fino alle ore 16:00 orario del safari.
I nostri compagni di safari sono: una coppia francese di REUNION (isola vicino alle Mauritius) con una bimba ed uno spagnolo che per lavoro è andato a Maputo (poco distante da lì) e prima di tornare a Barcellona ha pensato di approfittare per fare qualche safari. Il primo safari siamo solo noi, ma il giorno dopo si aggrega una coppia di tedeschi. Insomma l’Europa!!
Partiamo per il primo safari, fuoristrada scoperto, avvistatore seduto avanti (sul faro sinistro c’è un sediolino appositamente messo per gli avvistatori), ranger alla guida. Il ranger ci chiede cosa vorremmo veder perché in base alle nostre richieste loro si attivano. Infatti tutto quello che ci hanno promesso è accaduto!
Partiamo. Mimmo pensava che il giro fosse come una passeggiata allo zoo, ma poi si accorge che si tratta di una immensa riserva adiacente al Kruger e molto simile ma più folta e con tutte le strade sterrate e strette. I ranger conoscono bene queste terre, quindi già sanno dove andare. Il primo avvistamento è una giraffa, poi impala e kudu. Ad ogni avvistamento il ranger si ferma e descrive l’animale che vediamo lasciandoci il tempo di fare foto.
Nel frattempo facciamo amicizia con i nostri compagni di viaggio. La tipa francese ha i parenti a Latina. Il mondo è sempre piccolo. In effetti come francesi sono un po’ strani, molto accoglienti, sono stati loro i primi ad attaccare con noi, prestandomi il binocolo senza averlo chiesto. Troppa gentilezza da parte dei francesi mi è sembrata strana, poi abbiamo svelato il mistero e anche loro condividono la nostra stessa idea sui francesi di Europa.
Intanto continuiamo a vedere animali. All’improvviso il ranger si ferma, l’avvistatore scende dalla macchina, dice di vedere delle orme che potrebbero portarci sulle tracce del leone. Poi si incammina nel bush da solo, la cosa ci emoziona tutti perché sappiamo che non si può scendere a piedi nel bush e in più non è nemmeno armato, ha soltanto un coltello!
A un certo punto scende anche il ranger che guida, restiamo soli, ridendo e pensando, ma che ci facciamo soli qui? Cosa succede? All’inizio pensavo fosse una scenetta che fanno per rendere emozionante il giro. Invece alla fine ho capito che lo fanno sempre e per cercare gli animali. E li trovano! Insomma dopo un po’, tornano e ci dicono di scendere, in silenzio ma di scendere. Abbiamo paura, ma ci facciamo guidare dai due ranger, che in effetti sono dei perfetti sconosciuti! Scende anche la bimba con la quale intanto io faccio amicizia.
Camminiamo camminiamo (e ne sono felicissima, perché avevo tanto il desiderio di toccare quel suolo), arriviamo nei pressi di un impala ucciso probabilmente da un leopardo. La puzza è insopportabile! Torniamo sul fuoristrada, continuiamo il nostro giro a caccia di leoni. La strada è sterrata, un sentiero niente di più, sul fuoristrada si balla, devo mantenermi. E dobbiamo stare attenti alla testa perché ci sono rami di alberi bassi che ci vanno dritto in fronte!
I colori che ci sono in queste zone sono spettacolari, non riesco a descriverli, sono intensi, matti, decisi, e vanno dal rosso al marrone, dall’azzurro intenso all’arancione. È tutta un’atmosfera di colori, è come se noi fossimo dentro il colore! Questa è una delle cose che amo di più dell’africa!
Poi non ne parliamo al calar del sole, quali e quanti colori, sfumature di colore appaiono in cielo e nell’aria! Proprio sul tramonto, i ranger si fermano in un’area più larga, vicino ad una pozza con dentro ippopotami e coccodrilli e lì all’improvviso attrezzano uno spuntino, un tavolino con bibite e qualche snack tra cui della carne secca che mi ha fatto male allo stomaco!
Incomincia a fare buio, i ranger sono forniti di faro. Sono tanto emozionata perché mi trovo di notte su un fuoristrada scoperto in mezzo alla riserva privata Edeni! Avanti c’è il faro del ranger, ma quando mi giro dietro trovo soltanto il buio nero, non c’è neanche la luna in questi giorni, pertanto il buio è soltanto buio.
Incontriamo giraffe, impala, nel buio è tutto così diverso ed eccitante. Arriviamo al lodge, ci accolgono con un bicchierino di qualcosa, non so cosa sia, ma è forte, e ci accompagnano in camera, sempre perché è buio e nel lodge non c’è tanta illuminazione per non attirare gli animali.
Dopo la doccia, andiamo a cena, ma è come se non ci fossimo andati. Non ho mangiato molto. Il personale del lodge ha preparato 4 tavoli: 1 da 3 per i francesi, 1 da 2 per i tedeschi, 1 da 1 per lo spagnolo, 1 da 2 per noi. Tutti gli ospiti che ha! Poiché solo, invito lo spagnolo a tavola con noi e lui accetta. C’è anche un piccolo shop dove il giorno dopo compro qualcosa.
Arriva a questo punto Avelina e il cuoco Philips (il cui vero nome è Philemont), soprannominato così da Mimmo. Avelina è eccezionale, simpaticissima, sempre con il sorriso sulle labbra e figurati se una persona così solare con lega con Mimmo. Diventano inseparabili, si cercano in continuazione e insieme si divertono tanto e fanno divertire gli altri. Il cuoco arriva con tanto di cappello e ci annuncia il menù, ma descritto da lui non capiamo niente, così gli dico che è meglio se leggiamo da noi. Al tavolo sono quella che parla meglio l’inglese, figuriamoci! Lo spagnolo non azzecca due parole, Mimmo se la cavicchia.
La cena non mi piace tanto, al punto tale che Mimmo si improvvisa cuoco e chiede se domani può cucinare lui la lasagna e la carne. Scherziamo tanto su questo fatto addirittura lo chef porta Mimmo a vedere la cucina! Anche qui Mimmo deve trovare come pariare così coinvolge tutti, sia il personale del lodge sia i clienti e così ci divertiamo un po’!
Fatto sta che a partire da quella sera, siamo entrati tutti in sintonia, personale e clienti, e sono stati i giorni più belli del viaggio vivendoli tutti insieme. Infatti per l’ultima sera il personale del lodge, che ha ormai capito che siamo diventati un solo gruppo con francesi, tedeschi e lo spagnolo, ha preparato un solo tavolone per tutti anziché i soliti tavoli separati! E che sballo quella tavola, parlavamo almeno 4 lingue: francese, italiano, spagnolo e inglese!!
Lo show finisce presto, che lì è tardi cioè alle 21:30. Torniamo in camera, la sveglia è alle 5:00, ci telefoneranno per svegliarci. Mimmo non prende sonno subito in più le rane rompono parecchio i coglioni! Io riesco ad addormentarmi.
Il telefono squilla. Sono le 5:00 del mattino.
Botta in fronte! Mi alzo, faccio pipì e si scatena un forte mal di testa accompagnato da conati di vomito! Il mio corpo proprio non ne vuole sapere di svegliarsi presto, di dormire poco!! Prendo un’aulin, ci tengo al safari, voglio andare! I conati diventano vomito, ma poiché non mangio nulla da più di 12 ore, vomito succhi gastrici!
Dopo questo eccitante inizio giornata, esco dalla stanza, determinata al safari. Sorpresa: piove! Sono 8 mesi che non piove e quando doveva? Il giorno in cui io e Mimmo andiamo a fare il nostro unico safari mattutino! I ranger ci danno i kway (sono attrezzati per l’occasione vuol dire che è normale uscire con la pioggia?).
Fatto sta che alla fine ho apprezzato quella pioggia, perché così abbiamo anche fatto il safari sotto la pioggia. Ed è stato bello! Acqua ovunque, io ho il capello e riesco a proteggere gli occhi, Mimmo no, e mi è dispiaciuto tanto. Dopo un’ora, forse due, ha smesso.
Insomma in soli due giorni abbiamo fatto il safari di giorno, di notte, a piedi e sotto la pioggia!!
Camminando vediamo i soliti impala, poi gli gnu, kudu e all’improvviso i rinoceronti! Credo sia l’animale più bello, emozionante e affascinate che io abbia visto! Sono così vicini! Sono in tre: mamma, papà e figlio. Il “papà” si è fermato a guardarci, mentre la sua famigliola si è messa dietro alcuni alberi. La mia paura è che i rinoceronte ci vedesse come una minaccia per la famiglia ed è talmente vicino che sento il suo respiro e anche quando emette quel suono/respiro di chi sta attaccando. Indimenticabile! Qui ho avuto veramente paura che ci attaccasse, che alzasse la macchina con una sola cornata! È un bellissimo animale, enorme, la sua pelle è nera e dura, è grosso, le sue due corna sono splendide, di colore più chiaro della pelle. I zamponi come gli elefanti. La natura è proprio bizzarra.
Poi abbiamo visto i coccodrilli, uno sta covando, io pensavo fosse morto perchè non si muove neanche un po’, poi all’improvviso apre e chiude gli occhi. Ad un certo punto i ranger scendono di nuovo a piedi, poi ci chiamano, scendiamo anche noi che orami siamo avvezzi a queste cose e così riusciamo a vedere i leopardi, due, gattoni enormi, belli! Siamo a pochi metri da loro, nel bush, a piedi, senza armi. Emozionante!
Un giro eccellente! I nostri ranger sono davvero degli avvistatori speciali! Orami siamo tutti in sintonia, e del resto facile entrare in sintonia in quel posto, dove la natura la vince su tutto, e tu piccolo uomo, ti aggreghi facilmente al tuo simile in una situazione del genere. Ci siamo divertiti tanto insieme.
Torniamo verso le 9:00 e facciamo colazione. Per me, yogurt bianco con fragoline e frutti di bosco aggiunti. E poi frutta e da bere succo di ananas! Il resto della mattinata lo trascorriamo in piscina. Mimmo si abbronza tanto, si fa nero, io dopo un po’ mi metto all’ombra. Fa troppo caldo. E poi ho le macchie sulla pelle, è bene che non prenda il sole in viso. L’acqua della piscina è fresca, è piacevole buttarsi, alla fine dormo un po’. Arriva lo spagnolo, arriva il francese e i tedeschi. Si fa ora di pranzo, le 14:00, andiamo a pranzo. E qui abbiamo una sorpresa. Hanno davvero cucinato la lasagna, perlomeno per loro è così. Comunque il cuoco è un altro e ho finalmente mangiato, qualcosa di buono c’è.
Dopo pranzo di nuovo in piscina. Fino alle ore 16:00 e si riparte per un altro safari. Durante questo giro abbiamo finalmente visto i leoni. La scena va così. I ranger ci portano in un’area più indicata ai leoni, loro come sempre scendono e vanno a cercare a piedi. In questo posto incontriamo un altro fuoristrada, che aspetta il suo ranger che è sceso a fare la stessa cosa del nostro. All’improvviso sentiamo il fortissimo, unico, terrorizzante, agghiacciante, fantastico, assordante, inquietante, eccitante ruggito del leone!! Tutti abbiamo paura, subito Mimmo chiede allo spagnolo se ci sono le chiavi vicino alla macchina e lo spagnolo nota che non ci sono, possibile? Se hanno mangiato il ranger, come torniamo? Dopo pochi minuti tornano i quattro ranger, ridendo (secondo me dalla paura). Il tipo dice: “cercavo l’elefante, mi sono trovato il leone di faccia!”. Noi stupiti senza parole. Ci chiede: “avete sentito?”.
E come puoi non sentire? Penso che tutta la riserva abbia sentito!
Ma la storia non finisce qui. I ranger saltano a bordo, ormai sanno dove sonno i leoni e cominciano a correre con il fuoristrada (una avventura! sembravano le montagne russe), per fare il giro e beccare i leoni. E infatti li vediamo, si fermano proprio vicino con l’auto. Leone e leonessa in riposo, sdraiati a terra, la leonessa vigile. Stiamo lì tanto tempo. I ranger tra loro comunicano via radio e così segnalano a tutti dove sono i leoni e vediamo che cominciano ad arrivare anche altri fuoristrada, di altri lodge. Bella questa collaborazione!
Appena un’auto accende il motore, il leone alza la testa, questo suo unico movimento scatena adrenalina dentro di me che, come sempre, sono dal lato dell’animale e quindi più vicino di tutti! E non vuoi che in quel momento finisce la cassetta della telecamera? La cambio cercando di minimizzare il rumore che fa, ho paura di dar fastidio al leone che si potrebbe incazzare! Tutto ok. Ripartiamo.
Riflettendo su quel posto, ho notato che sebbene quella sia terra degli animali senza l’uomo distruttore, sembra comunque una terra distrutta. Gli elefanti al loro passaggio schiacciano tutto, la siccità ha quasi bruciato gli alberi, ci sono alberi “neri” come dopo un fuoco, all’inizio infatti pensavo ad un incendio, ma poi ho riflettuto che non è possibile un incendio altrimenti avrebbe dovuto incendiare tutta la riserva! Così ho pensato che è un effetto del calore, sole e siccità. Insomma la mia riflessione è che anche gli animali distruggono l’ambiente dove vivono, esattamente come l’uomo ma ovviamente in maniera diversa.
Finisce anche questo safari, l’ultimo. Peccato, ne avrei fatti altri a dire la verità! La cena è con la tavolata insieme a tutti, è stato davvero piacevole. E il simpatico cuoco del giorno prima ha davvero fatto il filetto come aveva chiesto Mimmo! Meno male, abbiamo così mangiato!
Oggi si parte. Sono le 9:45, salutiamo tutti con tanto affetto. Siamo stati davvero bene in questo posto, il più caldo e accogliente. Ci regalano anche una foto dove eravamo con lo spagnolo seduti al tavolo. Ovviamente io non sono venuta bene!!
Partiamo, percorriamo tutto il Mpumalunga, passando per Lydenberg, fino alla N12 che prenderemo a Belfast. Dallo Shiduli all’aeroporto sono circa 5 ore senza rispettare sempre i limiti di velocità. Dal 26/10 al 31/10 abbiamo fatto circa 1000 Km. Arrivati all’aeroporto, consegniamo l’auto, tutto liscio.
Arriviamo all’albergo, a J’burg, alle ore 15:00. Abbiamo a disposizione tutto il pomeriggio, pensiamo così di andare a fare un giro a J’burg, non è possibile stare qui e non vedere la città! Due spagnoli incontrati all’aeroporto, che si trovano qui perché hanno lavorato in Angola per una compagnia telefonica (!), si fermano nel nostro stesso albergo ed hanno la nostra stessa pensata così chiamano il taxi direzione Nelson’s Mandela Square.
Loro vanno via prima, perché noi avevamo un attimo da fare. Ci sbrighiamo anche noi e andiamo in reception per chiamare il taxi ma, una cosa tira l’altra, ci ritroviamo, non sappiamo neanche noi, in un’auto bellissima con un tipo nero, Dave, almeno due metri alto, tassista, veramente ben fatto, con l’unico difetto di una voce troppo dolce rispetto al corpo, che sembra una melodia, sempre sorridente.
Al suo fianco una donna nera massiccia, bella, fiera. Dopo un po’ capiamo che lei (del Botswana) sta andando in chiesa a pregare e lui ci sta dando uno strappo. Decidiamo così: ci accompagna a questa Nelson’s Mandela Square e dopo un’ora ci viene a riprendere; in quel momento mi è venuto in mente soltanto questo nome appunto sentito dagli spagnoli, anche se non so cosa sia, immagino sarà una piazza. Questa Nelson’s Mandela Square è si una piazza ma di un centro commerciale! Un luogo che si trova fuori J’burg dove ci sono solo bianchi.
Noi facciamo il giro ma la cosa non ci soddisfa affatto. Vogliamo vedere J’burg! Così quando lui torna a prenderci, gli chiediamo: ma J’burg dov’è?
Gli proponiamo un giro senza scendere dall’auto per le vie della città. E così facciamo questo mitico giro! Prima dall’alto di un ponte vediamo tutti i grattacieli e mi rendo conto che si tratta proprio di una grande metropoli. Fatto sta, che dopo la meraviglia di tanta immensità, scendiamo dal ponte e ci dirigiamo all’interno, in mezzo ai grattacieli ed è lì che vedo la pericolosità di cui si parla.
Tali grattacieli sono quasi tutti uffici e banche, quindi di sera è tutto spento, le vie sono per la maggior parte buie, molto grandi e buie. C’è illuminazione solo in alcuni tratti dove c’è qualche baretto, qualche posto per mangiare. Lì trovi anche neri che chiacchierano, bevono fuori ai bar, tranquillamente. Invece per il resto, vedi tutti neri con visi poco accogliente, non hanno niente a che fare con i neri della zona del Kruger o quelli di Cape Town.
Sono “neri incazzati” questi qui.
Girano per queste grandi strade, di cui sono evidentemente i padroni. Ci sono sbarre di ferro per ogni negozio, sportello o porta che sia. Questo mi fa pensare che di violenza ce n’è se i commercianti sono costretti a chiudersi dentro. Inoltre le strade sono sporche e molti luoghi fatiscenti.
Ma la cosa più inquietante sono proprio queste persone che girovagano nel buio.
Mimmo intanto con il finestrino aperto fa foto mentre Dave invece gli dice di chiuderlo. Credo che anche Dave abbia paura. Ci fermiamo soltanto ai semafori. Avrei continuato a girare per guardare questi posti, ma Dave finito il giro, ci riaccompagna. Arriviamo in hotel dove andiamo a cenare al buffet.
L’aereo di domani è alle 8:40 e per arrivare all’aeroporto con lo shuttle dell’albergo, ci vogliono 20 minuti, chiediamo alla reception ci svegliarci alle ore 6:30. Andiamo a dormire. In continuazione si sente il rumore degli aerei, passano proprio sopra la nostra testa, vicinissimi. Verso mezzanotte non si muovono più aeri ma ricominciano alle ore 5:00 del mattino!!
Arriviamo alle Mauritius alle ore 15:50 anche se ci sono tre ore di fusorario. L’isola di Mauritius non è molto grande ma neanche tanto piccola da poterla girare in un giorno. La popolazione è composta dal 57% indiani, 17% di neri cristiani, 3% cinesi e 240 italiani. Io non avevo idea che la maggioranza fosse indiana e tale influenza si sente tantissimo, praticamente l’isola è degli indiani.
I prodotti tipici sono la birra che fanno qui, il rhum e lo zucchero di canna. Inoltre c’è l’ottimo cotone indiano e il cashmire a poco prezzo. Ma da un po’ oramai anche il governo mauritiano punta sul turismo come risorsa principale.
L’isola non ha uno stile suo, le costruzioni sono una diversa dall’altra, ognuno fa quello che gli pare da questo punto di vista. Risultato? Un’accozzaglia di palazzi, case, abitazioni, senza nessun criterio e nessuna bellezza. La manutenzione delle case è poca, le intemperie tante e quindi le case vecchie e brutte sono tante.
Qui i grandi alberghi si sono impadroniti delle spiagge (ma spiagge libere se ne trovano ancora) e quindi sulle coste vediamo un lusso sfrenato mentre tutto l’interno è fatto di “villaggi”, li chiamano così, che sono i posti dove vive poi la gente mauritiana normale, quella stessa gente che lavora in questi grandi alberghi!
E questi villaggi sono poverissimi. Sono baracche, baracchette, mezze casette, hanno mezzi di trasporto di fortuna, la gente è vestita con quello che capita, senza moda né gusto né altro, ma con l’impronta indiana. Ho anche visto una donna che lavava i panni nel fiume. Insomma la povertà è tanta. È gente che vive con pochissimo, quello che basta alla sopravvivenza.
Comunque i nostri giorni lì sono passati piacevolmente. Primo giorno restiamo in albergo, mare, sole, vento, nuvole. Conosciamo Javed e tutti gli altri con i quali abbiamo giocato simpaticamente tutta la vacanza. Javed è mussulmano. Il secondo giorno affittiamo il motorino, andiamo sulla spiaggia Mon Choisy, splendida, nulla da dire. Stiamo lì qualche ora, poi proseguiamo il giro fino a Pereybere , anche lì stiamo qualche ora, c’è tanta gente, mangiamo, beviamo, il mare è eccezionale. Nel pomeriggio riprendiamo il motorino e giriamo fino a nord. Mimmo guida ed io riprendo.
La sera restiamo in albergo perché fuori, alle 19:00 tutti si ritirano nelle loro case nei villaggi e nulla resta. Per cui sei costretto a stare in albergo dove c’è un intrattenimento di ballerini del posto e niente più!
Il giorno dopo andiamo all’isola dei Cervi, il posto di mare più bello che abbia mai visto. Vale la pena di andare alle Mauritius per andare su questa isoletta!! Con la barchetta ci vogliono 15 minuti per arrivare sull’isola e la cui ultima corsa è alle ore 16:00. L’unico posto dove abbiamo incontrato italiani! Con i quali ovviamente abbiamo fatto amicizia, Mimmo ha anche giocato la classica partita sulla spiaggia, italiani vs mauritiani, e non solo hanno “abbuscato”, ma ci sono stati anche i feriti perché questi mauritiani sono belli aggressivi. Chi ha perso l’orecchino del naso, chi ha graffi dietro la schiena, chi ha preso un calcio in testa (ancora si sta chiedendo come sia possibile che il piede del mauritiano sia potuto arrivare alla altezza della sua testa), chi ha i piedi peni di graffi, ecc. Abbiamo anche fatto una gita in barca per guardare la barriera corallina!
Intanto conosciamo una coppia di spagnoli di Madrid e una coppia di Bilbao, e con loro siamo stai benissimo, sulla spiaggia abbiamo bevuto insieme qualche birra (io mi sono ubriacata) e ci siamo divertiti tanto. Si parlava spagnolo. Poi abbiamo anche mangiato insieme a pranzo. Ed infine la sera, poiché eravamo tutti obbligati a stare qui, perlomeno eravamo insieme a fare quattro chiacchiere. Poiché il posto è effettivamente troppo caro, anche gli spagnoli avevano trovato uno stratagemma: compravamo le bottigliette di alcool fuori poi al bar la sera chiedevano solo coca cola e loro integravano! Grande, io non ci ho pensato!!
Una sera dopo lo spettacolo di turno, arrivarono sei neri (uomini e donne) troppo belli, cominciarono a ballare tutti insieme, si divertivano un mondo e noi siamo rimasti guardarli. Ci hanno stupito con la loro bellezza e fatto divertire con la loro danza. Chissà chi erano.
Ogni sera cenavamo in un posto diverso, cioè l’albergo ha quattro ristoranti e noi avevamo prenotato, anche in base al menù, ogni sera in un ristorante diverso. Anche se in realtà io ho mangiato veramente poco perché queste spezie e questi odori proprio non mi piacciono. Abbiamo ricevuto un regalo dall’albergo, una cena offerta da loro e forse è stata l’unica occasione in cui ho mangiato. Era pesce arrostito, di varie specie.
Il giorno 6 partiamo. Ci viene a prendere l’autista alle ore 13:30, salutiamo tutti. Arriviamo in aeroporto con netto anticipo perché i controlli sono molto severi qui e noi, con il peso, forse non ci siamo (ho lasciato in albergo parecchie cose per diminuire il peso tra cui due teli mare nuovi, ma effettivamente troppi piccoli). Tutto va bene, aspettiamo tanto e alla fine prendiamo il volo.
Già ad qui non capisco più niente con l’orario, e non ci capirò fino in Italia! Questa è una delle sensazioni più belle provate: è come se il tempo non contasse più, il tempo inteso come orario stabilito dall’uomo, con i suoi momenti dovuti e tappe obbligatorie. Con tutti questi spostamenti ed il fusorario ho “perso il tempo”. E cominciato a vivere secondo il nuovo tempo dettato dal mio stesso corpo in perfetta sintonia con il pianeta terra.
Arriviamo verso le 19:00 a J’burg. Prendiamo lo shuttel (era già buio), arriviamo nello stesso albergo di una settimana fa. Due chiacchiere simpatiche con Lucia, una nera con il papà italiano. Cena al solito buffet.
Comincia il viaggio infinito!
Si parte alle 7:00 di mattina, primo aereo ore 10:45, va liscio come l’olio, c’è pochissima gente, ci allarghiamo e ci ubriachiamo! Arrivo a Abu Dhabi, attesa di 7 ore.
Mimmo incrocia la hostess del volo di andata (con la quale aveva chiacchierato tanto) e si salutano affettuosamente!! Che carina lei!! Proprio una bella donna!! E carino il fatto che si sono incontrati per caso e dopo tanti giorni!!
Si riparte alle 3:00 di notte: secondo volo, pessimo, pieno zeppo. Cedo il posto a Mimmo che così può stendere un po’ le gambe, mi ritrovo vicino ad un tipo che è stato a Manila, nelle filippine e “a caldo” mi racconta tutto il suo viaggio estremamente bello e avventuroso, che però dati tutti i disagi provati non credo farò! Mi fa vivere il suo viaggio, fantastico.
Poi mi addormento e come per magia mi sveglio a Milano! Fantastico, ero talmente stanca che ho fatto un solo sonno (più o meno, una volta mi sono svegliata). Ho dormito una vera schifezza non avevo neanche dove appoggiare la testa, ma il volo è volato.
A Milano due ore di attesa, la prima cosa che mi colpisce è l’odore dei bar (caffè, latte, brioche) ed infatti penso: “che bello l’odore di casa!”. Invece Mimmo dopo il caffè va a fumarsi una sigaretta e dice: “che bello fumare all’aria aperta!”. Si, perché in questi due giorni di aeroporti, se puoi fumare, è soltanto in quelle aree fumatori, stanze piccole e fumose.
Arrivo a Napoli alle ore 11:05. Viene Gennaro a prenderci e poi un ricco ricco pranzo! Poi alle ore 16:00 circa finalmente casa nostra! Arrivano amici, valige da disfare, regalini, doccia, pizza, insomma vado a letto alle ore 22:30 con la febbre, che febbre non era ma solo la temperatura che si è alzata tantissimo perché oramai il mio corpo proprio non ce la faceva più, ma vado a dormire tanto tanto felice.
Vorrei ringraziare Andrea Sandri Boriani e la sua splendida compagna Marta Meszaros, autori di questo viaggio indimenticabile e perfetto! Con l’aiuto di ACTION TRAVEL abbiamo fatto un iter di viaggio sfruttando al massimo il tempo che avevamo a disposizione, ottimizzato gli spostamenti (lì le distanza sono lunghe, se sbagli a programmare gli spostamenti ne passano di ore!) e conoscendo delle strutture ospitali e divertenti! Inoltre abbiamo avuto assistenza sul posto, il che quando vai così lontano è fonte di sicurezza.
Un’ultima cosa.
Ovunque sono stata ho ritrovato Napoli, ogni luogo, ogni esperienza mi ha rimandato a Napoli, la quale è talmente ricca e varia che, ho la sensazione, comprende gran parte del mondo.
Rivedo Napoli in ogni casa, in ogni strada, in ogni imbroglio o truffa, in ogni carità e generosità, in ogni franchezza e spontaneità che incontro in giro nei posti dove vado.
Qui ricordo Pessoa che parla del “viaggiare” descrivendone la sua inutilità perché si parte “da Lisbona e si arriva a Lisbona”.
Ma l’unico posto dove non sono stata capace di ritrovare nulla di quello che fa parte della mia Napoli, è il Kruger.
Mimmo e Loredana
Città del Capo e Parco Kruger
Un Tour che vi farà scoprire tutte le meraviglie del SudAfrica. Si pa...